sabato 20 febbraio 2010

La ricerca sul Sè tra Oriente e Occidente

Oriente e occidente non rappresentano solo due luoghi geografici del mondo ma tutto un insieme ricchissimo di differenze culturali, religiose, sociologiche, filosofiche che mi hanno sempre affascinato.

Benchè io sia nata e cresciuta in occidente e abbia quindi assorbito e vissuto tutto ciò che è legato a tale cultura, non posso negare che ci sono molti aspetti delle filosofie e culture orientali che mi hanno sempre molto coinvolto... è un qualcosa che mi risuona dentro e mi fa percepire in assonanza.

L'India con tutte le sue contraddizioni, è un paese che ha vibrazioni diverse rispetto a qualsiasi altra terra e tali vibrazioni sono frutto di migliaia di anni di costante ricerca sul Sè. La sua gente ha sofferto schiavitù, povertà, malattie, morti ma non ha mai cessato di perseguire il raggiungimento di una consapevolezza di Sè che ha sempre rappresentato un progetto di vita speciale ed unico.

L'Occidente ha sviluppato una tradizione del tutto diversa più legata agli 'oggetti', alle cose da possedere, da accumulare. Ha spostato il proprio interesse primario dal proprio Sè alle cose materiali e ha teso a distanziarsi dal proprio centro. Si potrebbe dire che la mente occidentale vive alla periferia del proprio Sè ed in qualche misura ciò ha generato un approccio particolare tra gli esseri umani: ha dato vita alla psicologia dell'Io.

Da Aristotele in poi, l'enfasi dell'intera educazione occidentale è stata posta sul rafforzamento dell'Io. E' una conclusione che potremmo definire ovvia dal momento che in un contesto in cui l'attenzione è sugli oggetti, devi competere con centinaia di migliaia di altre persone, tutte in lotta per gli stessi oggetti, per conquistare gli stessi obiettivi. In un simile ambiente non ti puoi troppo preoccupare dei mezzi che usi per raggiungere i tuoi obiettivi, non riesci a comprendere che se i mezzi non sono buoni, il fine non potrà mai essere buono.

Quando il gioco si fonda sulla competizione, devi sviluppare astuzia, furbizia, spesso anche intrigo poichè gli altri fanno lo stesso e per non essere sconfitto devi esserlo più di loro.  Se vuoi diventare più ricco, dovrai lottare con le unghie e con i denti, devi tenere gli occhi fissi sulla meta, sul tuo voler diventare più potente, più ricco, più rispettato.

Realizzare tutto ciò non è altro che consolidare il proprio Ego.

In un'atmosfera simile, inchinarsi ai piedi di un Maestro è del tutto impossibile, contrasta con l'essenza stessa del tuo Io. Lo si può vedere in piccolissime cose, poichè tante sono le evidenze di come l'Oriente e l'Occidente si sono evoluti in maniere diverse pur partendo dallo stesso materiale umano.

In Oriente ci si saluta congiungendo le mani all'altezza del cuore, in Occidente ci si stringe la mano con enfasi...
In Oriente con tale saluto è come dire: "Mi inchino alla divinità che è in te"
In Occidente stringi la mano per significare: "Non sono tuo nemico".
Infatti, in passato, la mano destra poteva stringere un'arma, offrirla all'altro serviva ad eliminare ogni sospetto: è questa l'origine della stretta di mano.

Allo stesso modo, in Oriente, si è sviluppata la tradizione dell'inchinarsi e toccare i piedi di un Maestro. E' un gesto di beatitudine , durante il quale metti completamente in disparte il tuo ego.

Per noi Occidentali è difficile comprendere queste tradizioni. Ci viene insegnato a non arrenderci mai, a sviluppare il nostro Ego in nome dell'individualità, anche se essa è qualcosa di totalmente diverso.  Paradossalmente, più si è egocentrici e minore sarà la nostra individualità.

L'ego ha paura di piegarsi, l'individualità del proprio Sè non ha tale paura poichè in ogni occasione si sente arricchita, non perde mai nulla e acquisisce sempre qualcosa.

E' per questo che centrarsi sul proprio Sè ci fa percepire di aver ritrovato la nostra dimensione umana, ci appaga e ci fa sentire in pace con noi stessi.

La meta quindi non è conquistare gli altri e le cose, bensì se stessi ed il proprio essere unici ed irripetibili.

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